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Lavorare a Londra ed Effetto Brexit

Lavorare a Londra: cosa cambia dopo la Brexit

Lavorare a Londra è da decenni il sogno di molti italiani e non solo. Soprattutto negli ultimi tempi, complice la situazione economica del nostro Paese, l’Inghilterra ha attirato sempre più i nostri connazionali. Maggiori opportunità, un sistema fondato sulla meritocrazia e sulla trasparenza: in poche parole, ciò che ogni persona potrebbe desiderare a livello professionale.

La Brexit ha però creato una situazione di momentaneo caos. Come un fulmine a ciel sereno, la scelta dei cittadini britannici di lasciare l’Europa ha fatto nascere dubbi e incertezze negli italiani che già si erano trasferiti in UK e in chi stava pensando di tentare una nuova avventura professionale all’estero.

La buona notizia è che, almeno per i prossimi due anni, tutto dovrebbe rimanere sostanzialmente immutato. Poi si vedrà, ma per ora rimane un’unica conferma: cercare lavoro londra è molto meno complicato e frustrante che in Italia.

Tenendo presente la necessità di aggiornarsi costantemente sulla situazione politica della Gran Bretagna, per seguire l’evolversi della Brexit, ecco le 5 considerazioni da tenere presente prima di decidere di andare a lavorare a Londra.

 

1) Il Regno Unito, Terra delle Pari Opportunità

Vi preoccupate di essere troppo in su con l’età o magari di poter venir discriminate in quanto mogli e mamme? Non preoccupatevi, la Gran Bretagna ha a cuore fin dagli Anni Settanta il trattamento equo di ogni lavoratore. Attraverso il Sex Discrimination Act del 1975 e il Race Relations Act del 1976,  il paese ha infatti deciso di vietare qualsiasi forma di discriminazione in base a sesso, colore, razza, nazionalità ed etnia. Questo significa, ad esempio, che nel vostro CV in inglese non avrete bisogno di specificare se siete uomo e donna e quale sia il vostro paese d’origine, dettagli fondamentali in Italia.

Nel 2003 si è deciso di andare addirittura oltre: grazie alle Employment Equality (Sexual Orientation) Regulations è illegale discriminare i lavoratori in base all’orientamento sessuale, alla religione o al credo. Nel 2006 le Employment Equality (Age) Regulations hanno proibito anche la discriminazione basata sull’età. Un grande passo in avanti, rispetto all’Italia: per la ricerca di un lavoro in UK basta possedere le capacità richieste specificatamente nell’annuncio, che indica sempre anche il salario previsto.

La cosiddetta “bella  presenza” non vi verrà mai richiesta dai datori di lavoro, a meno che non si tratti di un lavoro basato sull’estetica, così come sarà totalmente superflua una vostra foto. E non finisce qui. Pur non essendo un mercato completamente privo di difetti, quello britannico è anche immune dalla piaga delle raccomandazioni, pessima abitudine tutta italiana.

 

2) Lavorare a Londra: CV in Inglese e Cover Letter Devono Essere Impeccabili

Adesso che avete scoperto il motivo per cui molti italiani scelgono di lavorare a Londra, avete bisogno di sapere cosa vi serva di preciso per tentare il grande passo. Innanzitutto, non mandate il vostro curriculum in inglese a chiunque: le aziende britanniche sono molto attente ai dettagli e vogliono ricevere solo profili realizzati su misura per la posizione offerta.

In sostanza, per qualsiasi annuncio a cui deciderete di rispondere, vi consigliamo di rivedere sia il vostro CV in inglese che la cover letter in inglese. Meglio prendersi tutto il tempo necessario e dedicarsi a poche offerte, ma adatte a voi e alle vostre competenze. In particolare, se davvero volete avere una possibilità di trovare un lavoro a Londra, vi invitiamo a seguire alcuni consigli utili:

Riscrivete il curriculum e la lettera per ogni società a cui vi rivolgete, assicurandovi che il contenuto sia su misura e che venga utilizzato un lessico consono alla cultura aziendale.

Non scrivete cover letter più lunghe di una pagina; cercate inoltre di rendere la lettera qualcosa di più che un riassunto della vostra carriera. Utilizzatela per convincere il possibile datore di lavoro di essere la persona perfetta per quella posizione.

Ricordatevi che il CV in inglese non deve superare le 2 pagine. Meno c’è, meglio è, l’importante è che ci sia l’essenziale.

Cestinate il vostro curriculum realizzato con il formato Europass e usate un template personalizzato, che metta in evidenza ciò che è più rilevante, come le vostre skills.

Siate brevi e chiari; evitate le ripetizioni, ma anche inutili e ampollosi giri di parole.

Mettete in evidenza soprattutto i vostri punti di forza e le qualità che combaciano con quelle richieste nell’offerta.

Spesso le aziende usano sistemi ATS che filtrano automaticamente i CV, in base alle keywords presenti nel testo. Assicuratevi di inserire i termini che vi possano far superare il filtro del programma.

Prima di inviare CV e cover letter in inglese, chiedete ad un madrelingua inglese di verificare che non ci siano errori e refusi. Si tratta di passaggio fondamentale, che vi eviterà figuracce con i selezionatori.

 

3) Come affrontare la Job Hunt per Lavorare a Londra

Ora che avete preparato CV e cover letter in inglese, siete pronti per tentare l’avventura e lavorare a Londra. Bene, ma come ci si comporta di preciso? Oltre ad una generosa dose di determinazione e buona volontà, è basilare seguire alcuni passaggi fondamentali.

Prima di tutto, inviate il curriculum ai portali dedicati alla ricerca di lavoro, come Monster, Reed, Indeed e tutti gli altri che giudicherete importanti. Poi cercate gli indirizzi delle agenzie di collocamento e mandate una mail: potrete così parlare direttamente con i selezionatori ed ottenere consigli utili.

Aggiornate il vostro profilo su LinkedIn, inserendo Londra (o qualsiasi altra località britannica in cui vi troviate) come luogo di domicilio, poi assicuratevi di arricchire le vostre esperienze. Successivamente cominciate ad aggiungere contatti inglesi nel vostro stesso campo, per non perdere nemmeno un aggiornamento di stato con possibili offerte di lavoro a Londra.

Ricordatevi che non è detto che vada bene al primo tentativo. Ecco perché è meglio candidarsi per diverse posizioni, purché siano compatibili con la vostra professionalità. A tal proposito, aspettatevi una percentuale di risposta intorno al 10-15%.

Se non ricevete subito risposte, non arrendetevi; migliorate ulteriormente la qualità di CV e cover letter e rispondete agli annunci che davvero sembrano realizzati su misura per voi ed ottenere il colloquio di lavoro per il vostro dream job. Il mercato del lavoro in UK è competitivo, ma offre molto. Ci sarà sicuramente spazio anche per voi, basta non demoralizzarsi.

 

4) Brexit Londra: Cosa Cambia?

Il referendum noto come “BREXIT” si è tenuto in UK il 23 giugno 2016, con lo scopo di decidere se il paese dovesse o no lasciare l’Unione Europea. Il fronte del “Leave”, ovvero di chi voleva andarsene, ha vinto di misura con il 52%, contro il 48% dello “Stay”. Oltre 30 milioni di britannici hanno quindi scelto di votare e la scelta è caduta sull’abbandono dell’Europa. Ma cosa accadrà ora?

Quando verrà invocato il famigerato Articolo 50, che permette ad ogni paese europeo di andarsene dall’Unione, la Gran Bretagna avrà due anni per negoziare la sua fuoriuscita. Secondo David Davis, segretario Brexit, il rapporto con la UE dovrebbe concludersi entro il 2018, anche se le incertezze sono ancora molte. L’articolo 50 è infatti stato creato a fine 2009 e nessuno l’aveva ancora invocato.

Subito dopo il voto, il rating della Gran Bretagna è stato declassato da AA+ ad AA, con conseguenze negative per il quadro economico e politico del paese, che avrà più difficoltà a pagare i propri debiti. Per quanto riguarda la Borsa, in una settimana l’indice FTSE 100 ha però registrato la miglior performance degli ultimi anni, favorendo le aziende britanniche che commerciano soprattutto all’estero. La Bank of England si augura che con il taglio degli interessi dallo 0.5% allo 0.25%  sarà possibile scongiurare la recessione e stimolare gli investimenti, garantendo un tornaconto economico.

In un quadro di cauto ottimismo, sembra quindi essere stato scongiurato il tracollo che molti economisti avevano predetto prima del voto. Il futuro della Gran Bretagna è ancora tutto da giocare: lo spettro Brexit Londra è lontano, almeno per i prossimi anni. E per un approfondimento sulla Brexit, leggi qui.

 

5) L’impatto della Brexit Sui Cittadini Europei

Il governo britannico al momento si è rifiutato di dare certezze ai cittadini europei attualmente residenti in UK, visto che non è stato possibile ottenere le stesse garanzie dalla UE riguardo ai cittadini britannici che vivono nel continente.

Certo è che ogni europeo per ora ha diritto a risiedere in Gran Bretagna. Dopo cinque anni nel paese, inoltre, è possibile richiedere la residenza. Per tutti gli altri cittadini europei che decideranno di lavorare a Londra e nel resto del paese dopo la fuoriuscita dalla UE, invece, è necessario attendere l’esito delle future negoziazioni.

Parlando nello specifico di diritto al lavoro, tutto dipenderà dalle scelte del governo britannico, che potrebbe decidere di ideare un sistema di permessi simile a quello ora in vigore per tutti i cittadini non europei, con ingressi limitati a seconda delle necessità specifiche di ogni settore professionale.

Per concludere con una nota positiva, il Citizens’ Advice Bureau ha dichiarato che i diritti dei lavoratori europei in UK non sono ancora mutati e ha invitato chi si sente discriminato dall’esito del referendum a far sentire la propria voce, contattandoli.

In sostanza, finché l’uscita dall’Unione Europea non verrà ratificata dal parlamento, dal punto di vista del diritto alla residenza e al lavoro tutto rimane invariato. Non preoccupatevi: la Gran Bretagna resta e probabilmente resterà uno dei posti migliori in cui provare a far decollare la propria carriera professionale. Brexit Londra? Per ora non c’è nulla da temere.

 

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